I 70s non passano mai di moda

La New York Fashion Week si é appena conclusa, decretando i trend per la prossima stagione autunno/inverno 2016/2017. Ciò che mi ha maggiormente colpito é stato il ritorno ad uno stile 70s che ciclicamente viene rispolverato dagli stilisti, per la gioia di molte di noi che possono finalmente attingere dal vecchio baule della mamma 🙂

Rispolveriamo allora montoni e parka, pratici e alla moda, pantaloni palazzo e osiamo con quelli a zampa, indossiamo lupetti e maglioni dai colori caldi come il bordeaux, il vinaccia, il cammello, e le più stravaganti faranno un figurone in completi di gabardine, lana e suéde.  Immaginiamo di essere le Queen della Disco Fever indossando un paio di mocassini gioiello, magari con delle perle incastonate sui tacchi.

 

Accessori irrinunciabili: maxi occhiali da sole e fiocchi e foulard colorati da legare al collo 🙂

Voi che ne pensate? Vi piace questo stile? Io ho già iniziato a riproporlo…a piccole dosi per un look adatto a tutti i giorni.

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Jeans a zampa e tronchetti Liu Jo, montgomery Tommy Hilfiger

Elogio del tubino nero

Buongiorno Principesse,

Da brava “girovaga” sono avvezza ad impacchettare “il mio mondo” molto spesso in una valigia (moltooo capiente) e tra i capi di cui non potrei mai fare a meno c’é naturalmente lui, il re degli abiti: il tubino nero.

Sexy, elegante, discreto e raffinato allo stesso tempo, ha più di 80 anni, che assolutamente non dimostra. Nasce nel 1926, figlio dell’ineguagliabile Madame Coco Chanel, la quale lo disegnerà, pensando che finalmente grazie a la petite robe noir (come lei lo chiamava) le signore avrebbero imparato a vestirsi con classe.

Ma alla sua nascita il tubino attirò su di sé non poche critiche, tanto che i suoi detrattori l’avrebbero accostato all’abito da lavoro delle colf di allora, anche se non è da escludere che Coco avesse proprio in mente l’uniforme scura dell’orfanotrofio dove aveva trascorso la sua infanzia.

Tuttavia dopo un inizio piuttosto incerto ha saputo conquistarsi il titolo di must have del guardaroba di ogni donna di classe che si rispetti, quintessenza dell’eleganza è da sempre estraneo ai volubili trend della moda; capo á la page negli anni Trenta, quando gli orli degli abiti femminili si accorciavano sempre più divenendo anche pratici, ai tradizionali ed eleganti anni Cinquanta, ha saputo persino adattarsi allo sperimentalismo degli anni Settanta e Ottanta, e al continuo ricambio di mode e di stili dei nostri giorni.

il-tubino-di-audrey-hepburnA decretarne il successo in tutto il mondo sarà il film Colazione da Tiffany del 1961 (tratto dall’omonimo romanzo di Truman Capote), dove la perfetta Audrey Hepburn scivola elegantemente per la Quinta Strada, avvolta in una petite robe di Givanchy, e come unici dettagli un elegantissimo filo di perle e grandi occhiali da sole rigorosamente black.

 

 

Ci si chiede dunque dove risieda il suo grande e duraturo successo.

Innanzitutto nel suo taglio capace di valorizzare qualsiasi fisico e qualsiasi curva più o meno abbondanti, esaltando i punti di forza di ognuna di noi, delineando mirabilmente e adattandosi a qualsiasi tipo di silhouette. Non da meno il suo indiscusso fascino si deve al colore: il nero che rende noi donne misteriose, raffinate, non dimenticando neanche un pizzico di potere ed autorità.

Per questo motivo ben si adatta non soltanto alla cena con il boy o all’happy hour con le amiche, ma anche ad occasioni più importanti e sobrie, naturalmente declinato con i giusti accessori.

Che lo si prediliga senza spalline o con ampi scolli sul décolleté, con una linea che scende morbidamente sul corpo, fasciando sensualmente la nostra figura, riuscirà a non farci mai apparire volgari. Lo si può sdrammatizzare con una simpatica giacchina o con particolari accessori: orecchini vistosi, sciarpine colorate o collane, rigorosamente un accessorio per volta. Le scarpe a stiletto o un seducente sandalo, ma attenzione se scegliamo anche per le calzature il black, optiamo per borsette che spezzino la monocromia.

Gli stilisti lo ripropongono continuamente nelle loro collezioni, così come noi lo trasferiamo nel nostro guardaroba da una stagione ad un’altra, senza timore che possa risultare fuori moda, riuscendo così a suggellare nel tempo il motto di Coco:

“ la moda cambia, ma lo stile resta”.

Alla prossima :*

A proposito in valigia questa volta ho scelto un tubino estivo e non convenzionale di #Blugirl Folies 🙂31k9jwI6UBL._SY576_CR0,0,400,500_

Tango…mi amor!

Buongiorno Principesse,

Oggi vorrei parlarvi un po’ del mio amico e compagno di viaggio più fidato, affinché possiate conoscerlo (se già non lo conoscete) e magari appassionarvi a questo “stile di vita” proprio come me 🙂

Da qualche tempo a questa parte si sente sempre più parlare di tango argentino, ballopassionale per eccellenza”. Se ne sente parlare per televisione, negli innumerevoli programmi di ballo, se ne legge su riviste, ispira sexy servizi di moda rigorosamente rouge et noir, spuntano ovunque corsi di tango tenuti da maestri argentini e non, che vantano sempre maggiori iscrizioni sia da parte di giovani e giovanissimi, ma anche da parte di chi tanto giovane non lo è più. Tanto che possiamo parlare di una vera è propria febbre da tango.

Voi mi direte, ma certo il tango chi non lo conosce, ballo passionale, ballo sensuale, scandito dalle conosciute note di una fisarmonica da balera!

Il tango, quello argentino, non è niente di tutto questo, tanto che è possibile riassumere la sua filosofia in una celebre frase “Il tango è un pensiero triste che si balla”.

Si tratta di nostalgia allo stato puro, si tratta di malinconia, di un desiderio violento nel ritornare. Non a caso il verbo del tango è proprio volver, il ritornare degli emigrati alle proprie origini.

Il tango fa la sua comparsa nei sobborghi di Buenos Aires intorno al 1880, ma in realtà non si sa nulla di preciso su come sia nato e persino l’etimologia è del tutto incerta. Probabilmente lo si può spiegare come una deformazione della parola tambor, tamburo, strumento immancabile della musica nera, anche se estraneo al tango. La parola deformata diventerà tambò, poi tangò ed infine l’accento si fisserà da tronco a piano in tango.

Appare all’improvviso come un linguaggio comune tra i vari abitanti della pampas, folle di immigrati italiani, tedeschi, spagnoli.

Il tango diventa quindi un caratteristico linguaggio multietnico; reca in sé le caratteristiche della habanera, danza spagnola, del candombe, danza delle popolazioni di colore da cui ne riprende il ritmo in 4/4 o in 2/4.

E’ un ballo incomparabile, diverso da tutte le altre danze di coppia, in cui fondamentale non è la sequenza, non è l’esibizione o le figure, bensì l’abbraccio, la concentrazione, l’improvvisazione, non a caso l’unica figura vera e propria può essere considerata il passo base, il resto è tutta fantasia.

Esiste un preciso gioco di ruoli, l’uomo guida, abbraccia la donna, le dà la “marca” il segnale per il passo da eseguire, mentre la donna segue, si abbandona all’abbraccio. Ma questo non vuol dire che il tango sia un ballo maschilista poiché la donna non è succube, anzi è sicura di sé, il suo compito è elaborare ciò che l’uomo le offre, prendendosi il suo tempo, i suoi spazi e giocando di creatività per adornare, ed eseguire tutti quegli affascinanti giochi con i piedini, che incantano lo spettatore.

L’uomo è la cornice, ma la donna è il quadro!

Due sconosciuti si avvicinano si abbracciano e nei tre minuti, la durata media di un tango, si fondono in unica persona, in un unico fluente corpo, ma attenzione non c’entra né la passione, né la sensualità, i due ballerini non si guardano neanche; lui guarda avanti dritto davanti a sé, mentre la donna chiude gli occhi e danza. Finito il ballo i due tornano sconosciuti.

I Maestri Roberta e Donato
I bravissimi ballerini ed insegnanti Roberta e Donato di Pura Clase Tango – Salerno

Facebook Youtube: Pura Clase Tango

 

 

 

 

1° giorno nel “nuovo regno”

Il benvenuto nel “nuovo regno” non poteva essere migliore:

il sole splende, il cielo é blu e c’é una città piena di posti e luoghi da esplorare.

 

 

Cosa può volere di più una Principessa Giramondo?!

Beh, scoprire intere vie dedicate allo shopping ed un enorme centro commerciale con un intero piano dedicato a tutte le luxury bags che si possano desiderare (vi ho accennato a questa mia insana passione) ha rallegrato ancor più la mia giornata.

 

Non resta altro che scoprire calde e accoglienti milongas dove ballare il mio amato tango argentino, così che un altro piccolo tassello di questa nuova avventura prende sempre piú forma.

Un bacio Principesse :*

Alla ricerca del proprio regno (ovvero di un lavoro)

Come la maggior parte di noi ragazze, anche io sono sempre cresciuta con la convinzione di essere una principessa e che da grande mi sarebbe accaduto qualcosa di speciale proprio come nelle favole. E già…direi che le meravigliose eroine della Walt Disney, che ho adorato e adoro tuttora 🙂 mi hanno fatto crescere con delle aspettative non realistiche per non dire irrealizzabili…sigh sigh.

Più passano gli anni infatti più la vita ci sbatte in faccia la cruda e dura realtà, facendoci apparire più che come delle eteree e perfette principesse della nostra personalissima fiaba, come delle funambole in bilico tra impegni, lavoro o della sua ricerca, svariati problemi di amore e tanto altro.

Tuttavia nonostante gli innumerevoli problemi e le continue sfide che ci si parano davanti non dobbiamo assolutamente privarci del sentirci ogni giorno speciali per quello che siamo e per ciò che ogni giorno facciamo.

Perché sí, “Anche le principesse si fanno le valigie” e partono alla scoperta del mondo o di un mondo migliore che sperano di trovare, alla ricerca del proprio “regno”.

Il blog nasce dalla voglia di raccontare le difficoltà e le sfide che incontrerò durante questa mia ennesima avventura all’estero, la delusione di non avere una valigia magica dove poter infilare tutto il mio guardaroba (siamo pur sempre delle principesse fashion), la voglia di conoscere questa nuova città e i suoi abitanti, il tutto condito con un pizzico di magia.

Alla prossima principesse.